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La Fondazione Luigi Bombardieri ha come scopo “educare i giovani alla Montagna” e favorire l’alpinismo. Quest’ultimo inteso non alla stregua di un’attività meramente tecnica, ma come vero e proprio strumento educativo attuato attraverso il rapporto con la Montagna che, nelle parole del suo Fondatore, è “scuola di carattere, di onestà, di altruismo, di solidarietà umana e di amore per la natura”, affinché i giovani possano “... divenire uomini dalle nobili doti e dai sentimenti elevati”.

La Fondazione promuove varie attività (corsi, escursioni, sostegno alle scuole) direttamente rivolte ai giovani e, più in generale, sviluppa iniziative sulla cultura alpina, organizzando convegni e mostre e curando pubblicazioni.

Opera in più settori:
 
EDUCATIVO: Storia delle Alpi e dell’Alpinismo in Italia e nel mondo, il Club Alpino Italiano, i rifugi del Club Alpino, Letteratura Alpina, Biblioteca.
SCENTIFICO: Fisiologia umana in rapporto all’alpinismo, Mineralogia, Fauna, Flora. Problemi scientifici economici e sociali interessanti la montagna. Raccolte varie.
TECNICO ORGANIZZATIVO:  Topografia, Alpinismo, Sci, Ascensioni, Equipaggiamento alpino, Soccorso alpino e il pronto soccorso.
Premi, Borse di studio, Cinefotografia, Segnaletica.

La Fondazione fu istituita nel 1957 a seguito della scomparsa di Luigi Bombardieri deceduto tragicamente precipitando con un elicottero sulla Vedretta di Caspoggio nel corso di una pionieristica missione di elisoccorso alpino.
La Fondazione ha sede a Sondrio in Via Trieste 27; opera grazie ad un Consiglio, ad un Triumvirato ed un Presidente che è attualmente l'avvocato Angelo Schena.

Atti Costitutivi

Primo Testamento 
Sondrio li 15 Aprile 1933 Ill.mo Sig. dott. Prof. Amedeo Pansera 
Caro Pan. La prego come Presidente della nostra amata Sezione del C.A.I., ma soprattutto come amico, di custodirmi l’unita quietanza inerente alla polizza ass. inf. alpinistici N° 695 da me accesa presso la The Italian Exccess Insurance Company per tramite della Sezione di Milano del C.A.I.: nell’impensato, ma pur sempre possibile, caso di doverne usufruire, il ricavo di tale assicurazione (£ 50.000) dovrà essere versato alla Sezione Valtellinese del Club Alpino Italiano perché ne abbia a far uso come meglio crederà. 
Qualora però dovesse pur soccombere una o più guide o portatori, con me legate in cordata, aventi figli, alla Sezione Valtellinese spetteranno solo £ 10.000- Diecimila mentre la rimanenza verrà equamente devoluta fra gli eredi di tali accompagnatori: Naturalmente tutte le spese inerenti alle operazioni di soccorso (ricerche, trasporto, spese funebri, ecc.) verranno trattenute avanti di effettuare il riparto. 
Voglia gradire a mio ricordo, in tal caso, tutto il materiale fotografico da me posseduto e che Ella conosce. 
Con gli scongiuri del caso…… mi segno, 
aff.mo rag. Luigi Bombardieri. 

Secondo Testamento
Repubblica Italiana. 
L’anno 1957 (millenovecentocinquantasetta) addì 11 (undici) del mese di maggio, alle ora 17.30 (diciassette e trenta). 
...
“Ultime volontà del rag. Luigi Bombardieri fu Angelo - In caso di mia morte dispongo che tutte le mie sostanze siano destinate ad un Ente che deve vivere in seno alla Sezione Valtellinese del CAI con amministrazione autonoma avente per scopo di educare i giovani alla Montagna ed a traverso essa alla scuola del carattere, dell’onestà e dell’altruismo. Tale Ente sarà retto dai miei cari Amici prof. Amedeo Pansera, prof. Bruno Credaro e Poliuto Tavelli, i quali ne attueranno i postulati secondo le norme a loro conoscenza. 
Sondrio, li quattro aprile millenovecentoquarantacinque. Luigi Bombardieri fu Angelo. 
Le presenti disposizioni si ritengono annullate in caso di mio matrimonio - li cinque aprile millenovecentoquarantcinque - Luigi Bombardieri fu Angelo.” 

Decreto del Presidente della repubblica 
2 aprile 1959 n° 1391 
Il Presidente della Repubblica 
VEDUTO il testamento olografo 4 aprile 1945, pubblicato con atto in data 11.5.1957, n. 478/175 di repertorio dr. Mario Moroni Notaio in Morbegno (Sondrio), con il quale il comm. Rag. Luigi Bombardieri, deceduto il 28 aprile 1957, lasciò tutti i suoi beni ad un Ente da crearsi in seno alla Sezione Valtellinese del C.A.I., con amministrazione autonoma, avente lo scopo di educare i giovani alla Montagna ed attraverso essa alla scuola del carattere, dell’onestà e dell’altruismo; 
VEDUTA l’istanza in data 31 ottobre 1957. con la quale il Sig. Poliuto Tavelli, amministratore provvisorio dei beni relitti del defunto comm. Rag. Luigi Bombardieri, ha chiesto di concedere alla anizidetta fondazione la personalità giuridica; 
VEDUTI gli articoli 12 e seguenti del vigente Codice Civile; 
UDITO il parere del Consiglio di Stato; 
SULLA PROPOSTA del Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione; 
DECRETA 
Alla Fondazione “Luigi Bombardieri” di Sondrio, è concessa la personalità giuridica e ne è approvato lo Statuto, annesso al presente decreto e firmato, d’ordine del Presidente della Repubblica, dal Ministro proponente. 
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservarlo e farlo osservare. 
Dato a Roma, addì 2 aprile 1959 
F.to Gronchi F.to Medici 
VISTO: Il Guardasigilli: 
F.RO GONELLA 
Per copia conforme: IL DIRETTORE DI DIVISIONE 
Il Decreto del Presidente della Repubblica del 2 Aprile 1959 n° 1391 è stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana anno 101° numero 114 in data martedì 10 maggio 1960; registrato alla Corte dei Conti addì 6 maggio 1960; Atti del Governo, registro n° 126, foglio n° 27 _ Villa. 

 

Statuto per l'istituzione e l'erezione in ente morale della Fondazione comm. Luigi Bombardieri

Articolo 1 
In seno alla Sezione Valtellinese del Club Alpino Italiano, ma con amministrazione autonoma, è istituita la “FONDAZIONE LUIGI BOMBARDIERI”

Articolo 2
La Fondazione avrà in Sondrio una propria Sede, centro di tutte le iniziative che realizzino nel modo più degno lo scopo di educare i giovani alla montagna riallacciandosi alle antiche e nobili tradizioni dei Fondatori del Club Alpino Italiano: non cercando cioè le doti esclusivamente tecniche (compito questo del C.A.I.), ma considerando la montagna come oggetto di studio e come scuola del carattere, dell’onestà e dell’altruismo.

Articolo 3
Il patrimonio della Fondazione, dedotti i legati disposti con codicilli testamentari, è costituito dai beni mobili ed immobili ad essa lasciati in eredità dal Comm. Luigi BOMBARDIERI morto il 28 aprile 1957 nel cielo della Capanna Marinelli e cioè:
2 Appartamenti in Sondrio nel condominio Pio Rajna L. 5.490.000 Valori, titoli ed azioni industriali varie valutate sulla base delle quotazioni di borsa e crediti vari di sicura solvibilità L. 24.187.71
L. 29.677.713
Mobili e oggetti vari L. 872.800 dalle quali si deducono L. 500.000 che rappresentano i lasciti e i legati con codicilli L. 372.800 testamentari dal Comm. Luigi Bombardieri
TOTALE L. 30.050.513
il tutto come da inventario notarile e come da denuncia di successione.
Il patrimonio può essere incrementato da donazioni, lasciti ed oblazioni che perverranno alla Fondazione.
Il Consiglio direttivo della Fondazione potrà accantonare e destinare ad aumento del capitale una quota del reddito annuo non superiore in via di massima del 25%.

Articolo 4 
La Fondazione persegue i suoi scopi con le rendite del patrimonio.

Articolo 5 
Per disposizione del Testatore la Fondazione è retta da un triumvirato nelle persone del prof. AMEDEO PANSERA, del prof. BRUNO CREDARO e del Cav. POLIUTO TAVELLI, i quali si circonderanno dei necessari collaboratori come disposto dall’art. 6.
Tale triumvirato, ad ogni vuoto che si verificherà nel suo seno, per decesso o per altri motivi, sarà mantenuto con nuove nomine a cura dei suoi membri rimasti.
Gli incarichi sono gratuiti per i componenti del triumvirato e per i loro collaboratori, eccettuati gli eventuali rimborsi spese.

Articolo 6 
Per lo svolgimento delle diverse attività istituzionali verranno costituite tre sezioni, ciascuna con tre collaboratori i quali, unitamente al triumvirato, costituiranno il Consiglio direttivo della Fondazione.
Dei nove collaboratori, sette saranno nominati dalla Assemblea dei Soci della Sezione Valtellinese del C.A.I., uno dal Dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale di Sondrio, ed un altro dal Comune di Sondrio, possibilmente scelti fra persone vicine ai problemi della montagna.

Articolo 7 
Le tre Sezioni, le quali provvederanno a stabilire con un regolamento i criteri di massima per l’attuazione pratica della loro attività e a disporre annualmente il programma dettagliato della stessa, sono le seguenti:
- Sezione educativa - Storia delle Alpi e dell’Alpinismo in Italia e nel mondo. Il Club Alpino Italiano. I rifugi del Club Alpino. Letteratura Alpina. Biblioteca.
- Sezione scentifica - Fisiologia umana in rapporto all’alpinismo. Mineralogia - Fauna - Flora - ecc. Problemi scientifici economici e sociali interessanti la montagna. Raccolte varie.
- Sezione tecnica organizzativa - Topografia. L’Alpinismo. Lo sci. Le ascensioni. Equipaggiamento alpino. Il soccorso alpino e il pronto soccorso. Premi. Borse di studio. Cinefotografia. Segnavie.

Articolo 8 
Il triumvirato ed i nove collaboratori costituiscono il Consiglio direttivo della Fondazione. Esso deve essere convocato in via ordinaria entro il mese di aprile di ogni anno per l’approvazione del bilancio preventivo e dei programmi di attività per l’anno seguente. 
Il consiglio direttivo deve essere inoltre convocato in via straordinaria a giudizio del presidente e quando ne facciano richiesta due o più Consiglieri.

Articolo 9
Le riunioni del Consiglio direttivo sono valide quando intervengono almeno sette membri e le deliberazioni sono valide a maggioranza assoluta.
In caso di parità vale il voto del Presidente.

Articolo 10 
Delle riunioni del Consiglio deve essere redatto verbale firmato dal Presidente e dal Segretario.

Articolo 11 
Il Consiglio elegge nel proprio seno un presidente ed un vicepresidente scegliendoli nel triumvirato.

Articolo 12 
Il Presidente rappresenta la Fondazione di fronte ai terzi ed in giudizio.
Egli deve sovrintendere all’andamento generale della Fondazione ed alla gestione del suo patrimonio; deve fare predisporre i relativi bilanci, convocare il Consiglio di Amministrazione, stabilendo l’ordine del giorno, presiederne e dirigerne le riunioni, provvedere in caso di urgenza a tutti gli atti necessari, svolgere in genere ogni più opportuna attività per il conseguimento degli scopi della Fondazione d’accordo con gli altri due membri del triunvirato e sempre che possibile, anche con il Consiglio Direttivo.
Al Presidente ed al Vicepresidente sono inoltre conferiti i poteri di ordinaria amministrazione: Rappresentare la Fondazione avanti le autorità giudiziarie, addivenire a contatti di locazione, ed esigere e quietanzare somme di denaro, ad aprire conti correnti su Banche o Istituti di Credito, a trarne assegni sui conti correnti della fondazione, accendere ed estinguere libretti di risparmio, fare operazioni per tramutamento di titoli azionari ed obbligazioni di Società, riscuotere mandati di pagamento, chiedere restituzioni di deposito e rilasciarne valida dichiarazione di ricevuta di scarico.
Ritirare da Uffici Postali effetti raccomandati ed assicurati, riscuotere vaglia e buoni postali e rilasciarne quietanza. Firmare atti pubblici concernenti definizioni di servitù o precari relativi ai fabbricati di proprietà della Fondazione ecc.

Articolo 13 
Il Consiglio Direttivo nomina un segretario della Fondazione e ne determina la retribuzione nonché le mansioni ed i compiti.
Il Segretario dovrà inoltre redigere i verbali delle riunioni e sottoscriverli, provvedere alla regolare tenuta della contabilità della Fondazione, redigere i relativi bilanci secondo le disposizioni del Presidente, accettare gli ordinativi di incasso ed i mandati di pagamento ed assolvere ogni altro compito che gli verrà affidato.

Articolo 14  
Il Consiglio direttivo designa il Tesoriere della Fondazione, che oltre a custodire i valori della Fondazione provvederà all’incasso delle rendite e al pagamento delle erogazioni deliberate dal Consiglio in base a ordine di riscossione e di pagamento firmati dal Presidente o dal Vicepresidente e dal Segretario.

Articolo 15 
Le rendite del patrimonio della Fondazione, detratte le spese di gestione di Amministrazione, le eventuali perdite, e salvo quanto disposto dall’ultimo comma dell’art. 3, saranno assegnate, secondo le loro necessità, alle tre sezioni di cui all’art. 7, con i seguenti criteri:
-Per la 1° Sezione: Istituzione di Corsi e organizzazione di conferenze. Costituzione di una biblioteca.
-Per la 2° Sezione: Istituzione di Corsi di organizzazione di conferenze. Costituzione di raccolte scientifiche.
-Per la 3° Sezione: Istituzione di corsi e conferenze. Costituzione di raccolta di cinefotografiche. Premi destinati a pubblicazioni che si riferiscano alla montagna come oggetto di studio e come fonte di energie spirituali. Premi per atti di valore compiuto in montagna. Conferimento di borse di studio sulle Montagne Valtellinesi.

Articolo 16 
Ove si dovesse verificare lo scioglimento della Sezione Valtellinese del C.A.I. la Fondazione Luigi Bombardieri continuerà la sua opera ed il Comune di Sondrio si sostituirà alla cessata Sezione Valtellinese del C.A.I. per i compiti già ad essa assegnati dal presente statuto, e con il triunvirato provvederà alla modifica dell’articolo n° 6 per quanto riguarda la nomina dei collaboratori.

Articolo 17 
Se la Fondazione “Luigi Bombardieri” dovesse soccombere il patrimonio della stessa passerà, a scelta assolutamente insindacabile del triumvirato che la dirige, ad un Ente benefico della Città di Sondrio.

Articolo 18
Il regolamento della Fondazione sarà approvato dal Consiglio Direttivo e non potrà subire modifiche contrastanti con le disposizioni testamentarie del Comm. Luigi Bombardieri, del quale si deve rendere garante, sempre ed in ogni caso, il triumvirato.

Visto:

D’ORDINE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE F.TO MEDICI

Per copia conforme: IL DIRETTORE DI DIVISIONE

 

Regolamento della Fondazione Luigi Bombardieri 
(in attuazione dell’art. 18 dello Statuto) 

Triumvirato 

Articolo 1 — Verificandosi la condizione di cui al secondo comma dell’art. 5 dello Statuto, i due triumviri rimasti in carica provvederanno alla nomina del terzo membro entro 60 giorni da quello in cui si è verificato il vuoto.

Il nuovo triumviro dovrà essere scelto tra persone che abbiano dimostrato nella loro attività una particolare sensibilità per i problemi che costituiscono lo scopo della Fondazione di cui all’art. 2 dello Statuto.

Articolo 2 — Al fine di perseguire gli scopi che sono propri della Fondazione, il Presidente, ogniqualvolta si debba richiedere la sostituzione di uno dei collaboratori di cui all’art. 6 dello Statuto, segnalerà all’ente che deve procedere alla nomina le competenze tecniche che il nuovo collaboratore dovrà avere in relazione ad una delle sezioni previste dall’art. 7 dello Statuto.

Articolo 3 — I collaboratori di cui all’art. 6 dello Statuto durano in carica 6 anni (dal 1° gennaio al 31 dicembre del sessennio) e saranno rinnovati per un terzo ogni due anni. Essi sono rileggibili senza alcun limite.

Articolo 4 — Ogniqualvolta sia necessario procedere alla sostituzione di un collaboratore, il Presidente della Fondazione richiederà entro il 31 gennaio dell’anno in cui il collaboratore scadrà, le designazioni di loro competenza. L’Ente interessato dovrà comunicare il nominativo del collaboratore nominato entro il 31 ottobre.

Articolo 5 — I collaboratori che, senza giustificato motivo, non interverranno a tre riunioni del Consiglio Direttivo della Fondazione durante il loro mandato, possono essere dichiarati decaduti dalla carica, con delibera adottata dal Consiglio Direttivo, previa richiesta all’interessato di giustificazione circa le sue assenze.

Articolo  6  Qualora venga a mancare, per qualsiasi motivo, un collaboratore, il Presidente della Fondazione procederà, entro 60 giorni da quello in cui si verifica l’evento, a richiedere la designazione all’Ente di competenza, stabilendo di volta in volta il termine entro il quale dovrà pervenire la risposta.

 - Regolamento approvato dal Consiglio Direttivo della Fondazione nella riunione del 14/12/2006

 - Regolamento modificato dal Consiglio Direttivo della Fondazione nella riunione del 16/5/2013

 

Consiglio direttivo in carica

 

logo spazio Presidente
Angelo Schena

Triumviri
Angelo Schena
Triumviro - Presidente
Luciano Cassinerio Triumviro - Vicepresidente
Benedetto Abbiati Triumviro

Collaboratori
Giuseppina Bartesaghi Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI
Carlo Boschetti Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI
Paolo Delvò Consigliere di nomina Comune di Sondrio
Lucia Foppoli Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI
Maria Carla Fay  Consigliere di nomina Provveditorato agli Studi
Massimo Gualzetti Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI
Franco Gugiatti Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI
Cristina Menesatti  Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI
Marusca Piatta Consigliere di nomina Sezione Valtellinese del CAI – Segretario
   
Francesco Faldarini Revisore dei conti di nomina Sezione Valtellinese del CAI

 

"Ai triumviri ed ai collaboratori non vengono corrisposti compensi di qualsiasi genere, in quanto tali incarichi sono gratuiti ai sensi dell'art. 5 dello Statuto della Fondazione".


Lo stemma

Dopo un'attenta analisi del progetto grafico, proposto ed elaborato dall'alpinista e scrittore di montagna Giuseppe "Popi" Miotti, raccolte le varie osservazioni, il 22 marzo 2012 su presentazione del Presidente Schena, il Consiglio della Fondazione Bombardieri ha deliberato l'adozione del nuovo logo che sostituisce lo storico ma ormai datato stemma.

 

La storia

In questo capitolo ci si ripropone di tratteggiare una breve storia della Fondazione Luigi Bombardieri e di fornire un resoconto delle principali attività svolte. La Fondazione divenne giuridicamente operativa nel maggio del 1960, ma, come si vedrà, l’attività degli esecutori testamentari iniziò subito, pochi giorni dopo la scomparsa del fondatore, 
La stesura delle note che seguono si è resa possibile grazie alla complessa ricerca compiuta da Mario Pelosi, che ha ripercorso i verbali di tutte le riunioni del Consiglio Direttivo rilevando tutte le attività svolte e le decisioni assunte dalla Fondazione.

L’istituzione di un Centro di educazione
“..dispongo che tutte le mie sostanze siano destinate ad un Ente …. avente lo scopo di educare i giovani alla Montagna ed a traverso essa alla scuola di carattere, dell’onestà e dell’altruismo..”
In queste incisive parole è suggellata l’idea che ha dato vita nel biennio 1957-1959 alla Fondazione Luigi Bombardieri. Gino Bombardieri aveva fin dal 1933 scritto un primo testamento, che aveva voluto affidare all’amico Professor Amedeo Pansera, nel quale aveva espresso la volontà, nel caso in cui (“...Con gli scongiuri del caso …”) fosse perito in un incidente in montagna, di lasciare una cospicua somma in denaro, derivante da una assicurazione sugli infortuni alpinistici, alla Sezione Valtellinese del Club Alpino Italiano.
Dodici anni più tardi, nell’Aprile del 1945, questo primo testamento venne sostituito da un secondo, molto più complesso ed articolato, nel quale Bombardieri lasciava tutte le sue sostanze alla Sezione Valtellinese del CAI con lo scopo che venisse creata una istituzione avente le finalità sopra indicate.
Il testamento olografo venne depositato nello studio del Notaio Giuseppe Lavizzari e dato in copia al Professor Amedeo Pansera; in calce al testo delle sue volontà Bombardieri pose un “Chiarimento agli amici dell’Alpe”, nel quale esplicitò il senso delle sue volontà.
Vi si legge:
“...crei una istituzione che attui nel modo più opportuno un’azione di sana propaganda per la montagna riallacciandosi alle antiche e nobili tradizioni dei primi fondatori del Sodalizio in Italia. Tale istituzione dovrà creare in Sondrio una propria sede adeguata che sia il centro di tutte le iniziative per realizzare i suoi scopi nel modo più degno, tenendo presente che non è mio desiderio quello che venga curata l’abilità alpinistica esclusivamente tecnica (scuole di alpinismo ecc.) per il quale settore già si interessa in modo spiccato il C.A.I., ma bensì quello che venga attuato Un Centro di Educazione che avvii seriamente alla montagna come forgiatrice delle più nobili doti e dei più elevati sentimenti che rendono l’uomo, anche nella vita civile, veramente degno di essere chiamato tale; e sia quindi scuola di carattere, di onestà, di solidarietà umana e di amore per la natura.”…..” Con questa manifestazione della mia volontà non intendo soltanto affermare quale fonte di energie e di ristoro spirituali sia la montagna avvicinata con serie intenzioni e soprattutto con animo semplice e puro; ma elevando alla più sublime delle cose create da Dio il mio modesto inno di amore e di riconoscenza per i godimenti spirituali che mi ha concesso e per il benessere fisico che mi ha generosamente elargito, desidero che anche la gioventù del mio paese, giustamente guidata, sia messa in grado di avere in essa una vera e propria scuola di vita.”
Quando il 28 Aprile 1957 avvenne il tragico incidente aeronautico ed il rotore dell’elicottero “Samba 23”, pilotato dal Maggiore Secondino Pagano, dopo aver intercettato il cavo della teleferica, che, collegando il passo del Monumento degli Alpini alla Capanna Marinelli, attraversava il cielo della Vedretta di Caspoggio, precipitò al suolo causando la morte dei suoi due occupanti, prese avvio la procedura, che, in adempimento delle volontà testamentarie, portò alla istituzione della Fondazione Luigi Bombardieri.
Fra la pubblicazione del testamento (11 Maggio 1957) e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (10 Maggio 1960) del Decreto del Presidente della Repubblica con il riconoscimento della personalità giuridica (2 Aprile 1959) trascorsero ben due anni; ma durante questo periodo l’amministratore provvisorio dei beni costituenti il legato Poliuto Tavelli, assieme agli amici Amedeo Pansera, Bruno Credaro e Bruno Melazzini operarono fattivamente perché la Fondazione si costituisse ed avesse una degna sede operativa ed adempirono a varie incombenze, fra le quali figura anche il sostegno alla Signora Maria Bianchi per lunghi anni domestica del Bombardieri.
Si arrivò così il 26 Luglio 1960 a poter convocare il primo consiglio della Fondazione che risultò così composto: Prof Giacomo Balatti, Per. Ind. Giovanni Bettini (assente per servizio militare), Prof. Bruno Credaro (triumviro), Geom. Bruno De Dosso, Rag. Fernando Fanoni, Rag. Attilio Gualzetti (nomina Comune di Sondrio), Ing. Guiscardo Guicciardi, Prof. Luigi Livieri, Prof. Amedeo Pansera (triumviro), Dott. Ermete Rossi, Cav. Poliuto Tavelli (triumviro), Prof. Santo Tirinzoni (nomina Provveditore agli Studi) Segretario, Rag. Aldo Bonini.
E da quella sera la Fondazione fu pienamente operativa ed iniziò a sviluppare la sua attività “di educare i giovani alla montagna riallacciandosi alle antiche e nobili tradizioni dei Fondatori del Club Alpino Italiano.”

L’organizzazione
La struttura organizzativa della Fondazione, che fu disegnata direttamente da Bombardieri nel chiarimento postscritto al testamento, si basa su un triumvirato che si avvale di nove collaboratori, dando vita al Consiglio Direttivo della Fondazione.
I tre triumviri sono i depositari dell’idea del Fondatore e custodi del rispetto delle sue volontà: furono nominati direttamente da Bombardieri nelle persone dei suoi tre amici: il Prof. Amedeo Pansera, il Prof. Bruno Credaro e il Cav. Poliuto Tavelli.
Il triumvirato si autorigenera in modo che ogni volta che si crea un vuoto (decesso, dimissioni, ecc.) gli altri due triumviri nominano il sostituto, dando in tal modo garanzia di continuità alle idealità della Fondazione.
I collaboratori sono nominati nel seguente modo: sette a cura dell’Assemblea dei soci della Sezione Valtellinese del CAI, uno dal Comune di Sondrio ed uno dal Provveditore agli Studi della Provincia di Sondrio. Il Presidente ed il Vicepresidente sono nominati dal Consiglio all’interno del triumvirato.
La Fondazione si articola in tre Sezioni, ognuna coordinata da un triumviro, con i seguenti compiti:
Sezione educativa
Storia delle Alpi e dell’Alpinismo in Italia e nel mondo. Il Club Alpino Italiano. I rifugi del Club Alpino. Letteratura Alpina. Biblioteca.
Sezione scentifica
Fisiologia umana in rapporto all’alpinismo. Mineralogia - Fauna - Flora -ecc. Problemi scientifici economici e sociali interessanti la montagna. Raccolte varie.
Sezione tecnica organizzativa
Topografia. L’Alpinismo. Lo sci. Le ascensioni. Equipaggiamento alpino. Il soccorso alpino e il pronto soccorso. Premi. Borse di studio. Cinefotografia. Segnavie.

La sede
La prima preoccupazione dei triumviri fu di acquisire una sede e successe che, prima ancora che la Fondazione fosse giuridicamente riconosciuta, si presentò l’occasione di acquisire parte del piano terra di un nuovo edificio condominiale denominato “Edelweiss” e costruito dall’Impresa Beltrama in Via Trieste 27, ma con possibilità di accesso anche dalla Via Piazzi.
Per non farsi scappare l’occasione il Professor Amedeo Pansera si fece promotore dell’acquisto dalla Impresa della sede (circa130 mq. a £
43.500 /mq per un costo totale di £ 5.655.000) ed assieme a Bruno Credaro, Poliuto Tavelli, Guido Bettini, Giacomo Biglioli, Attilio Gualzetti e Bruno Melazzini invitarono la Banca Piccolo Credito Valtellinese a stipulare il compromesso di vendita; cosa che avvenne con il versamento dalla Banca all’Impresa dell’acconto di £ 1.000.000, configurando un debito che fu garantito personalmente dai sottoscrittori dell’invito e successivamente poi assunto ed estinto dalla Fondazione.
Si realizzò così la sede di Via Trieste, tuttora operativa, che accolse non solo la Fondazione, ma anche la Sezione Valtellinese del CAI; i locali vennero arredati, si acquistarono proiettori per filmati e diapositive e si costituì la biblioteca.

L’attività didattico-culturale
La promozione di attività di didattica e di cultura sui temi dell’alpinismo e della conoscenza dell’ambiente alpino ha sempre costituito uno degli impegni della Fondazione.
L’organizzazione di conferenze, lezioni, convegni che potessero contribuire ad avvicinare i giovani alla montagna ed a tenere vivo l’interesse più generale sulla tematica dell’alpinismo, inteso come fatto di cultura, ha visto la Fondazione presente con molteplici iniziative.
Si ricordano conferenze con relatori come il Prof. Nangeroni, il Prof. Fornaciari, Riccardo Cassin, Carlo Mauri, Mario Testorelli; fu anche organizzato nel 1978 un corso di Geobotanica al Rifugio Marinelli Bombardieri sotto la direzione del Prof. Augusto Pirola e con la collaborazione della Società Italiana di Fitosociologia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Continuativa è pure stata la collaborazione con la Sezione Valtellinese del CAI nella organizzazione dell’annuale iniziativa della “Sfinge Alpina-incontri su volti ed immagini della montagna”, che da tanti anni porta all’attenzione dei valtellinesi appassionati di montagna le personalità, le avventure e le esperienze dei più importanti personaggi dell’alpinismo italiano e mondiale; basta citare fra i tanti: Patrick Berault, Marco Bernardi, Walter Bonatti, Ines Bozic, Enrico Camanni,Marco Carnovalini, Marco Confortola, Mario Curnis, Giorgio Daidola, Christine De Colombelle, Ardito Desio, Fausto De Stefani, Kurt Diemberger, Patrick Edlinger, Casimiro Ferrari, Oreste Forno, Maurizio Giordani, Luisa Jovane,Jerzy Kukuzca, Manolo, Heinz Mariacher, Sergio Martini, Luca Maspes, Jacopo Merizzi, Nives Meroi, Silvia Metzeltin, Popi Miotti, Maurizio Montalbini, Peter Podgomik, Marco Preti, Cristophe Profit, Toni Valeruz, Alfonso Vinci, Krzysztof Wielicki.
Fra gli incontri particolarmente significativi merita un cenno quello organizzato nel novembre del 2003 con il fotografo naturalista Eugenio Andrighetto del Visionarium di Dolceacqua che ha visto la partecipazione e l’incontro con gli studenti del liceo.
Tra i convegni promossi si cita quello tenuto in collaborazione con il CAI sul tema “Identità e ruolo delle popolazioni alpine fra passato, presente e futuro”, svoltosi a Sondrio nell’Ottobre del 1996; fra i relatori figurarono A. Salsa, R. De Martin, F. Lottersberger, PP. Viazzo, G. Sanga, G. Kezich, GP. Torricelli, H. Ruoger, K. Ilg, H. Moroder., G. Scaramellini, GP. Gri.
Nel 1997 in occasione della ricorrenza del 125° della fondazione della Sezione Valtellinese del CAI, la più
antica della Lombardia, la Fondazione ha collaborato alla organizzazione della mostra che si è tenuta presso il Palazzo Muzio della Provincia ed alla pubblicazione del relativo catalogo.
Nel febbraio 2001 la Fondazione, in collaborazione con la Sezione Valtellinese del CAI, ha promosso la Mostra retrospettiva dedicata al pittore-alpinista Paolo Punzo. La mostra è stata allestita parte presso la Sala Ligari della Provincia e parte nella Galleria di Palazzo Sertoli del Credito Valtellinese.
Oltre cinquanta le opere esposte, ottenute grazie alla collaborazione dei vari collezionisti valtellinesi, raccolte nell’elegante catalogo stampato a cura della Fondazione Credito Valtellinese; in mostra figurava anche la celebre tela “Il Pizzo Roseg dalla Bocchetta delle Forbici”, dipinto dal Punzo nel 1934 ed esposto per la prima volta nella personale tenuta a Sondrio nella Sala della Consulta Municipale nel 1935 ed acquistato da L. Bombardieri e poi pervenuto, assieme all’altra importante tela intitolata “Pizzo Roseg” dipinta nel 1939, in proprietà alla Fondazione; sono entrambi esposti nella sede.
La mostra è stata presentata l’8 febbraio da Letizia Scherini nel Salone dei Balli di Palazzo Sertoli ed è stata inaugurata con un’esibizione del Coro Cai presso la sala della Provincia.
L’esposizione ha avuto pieno successo di visitatori ed ha riscosso unanimi favori. Nella occasione sono state stampate quattro cartoline raffiguranti i quadri di Punzo, di proprietà della Fondazione Bombardieri, che si trovano presso la sede sociale ed il giorno dell’inaugurazione vi è stato un annullo speciale delle Poste Italiane, per commemorare l’avvenimento.
Il figlio del pittore, Donatello, al termine della manifestazione, con gesto assai apprezzato, ha donato alla Sezione Valtellinese del CAI un ritratto del Maestro, opera di anonimo, e la piccozza del padre, che ora fanno bella mostra nella sede sociale.
Nel maggio 2003 la Fondazione ha organizzato un Convegno sulla “Letteratura alpina” sul tema specifico de “L’immaginario alpino, esplorazioni nella letteratura d’ambiente montano”; dopo la presentazione del Presidente Stefano Tirinzoni e la introduzione del Professor Ivan Fassin, hanno tenuto le relazioni il Professor Luigi Zanzi sul tema “Il pensiero montano: un orizzonte simbolico” ed il Professor Giuseppe Langella su “Esperienza dell’ambiente montano e immaginazione letteraria”.
Nel gennaio 2006 la Fondazione ha preso l’iniziativa di organizzare, nell’ambito della Sfinge Alpina, un convegno sul tema “I segni del sacro sulle montagne”; la tematica è stata introdotta dal Presidente S. Tirinzoni che ha evidenziato come l’intento della riunione fosse quello di volersi interrogare non tanto sul senso o attributo del sacro della montagna e delle sue cime, quanto approfondire il tema della ierofania, della manifestazione del sacro, della costruzione ed edificazione o posa dei segni del sacro sulle parti sommitali dei monti.
I segni del sacro sono le varie modalità di rappresentazione delle forme e dei simboli delle religioni: croci, statue, lapidi, incisioni lapidee, altari, chorten, cippi, tarcho, lungta, ecc..
Il confronto di opinioni è stato stimolato da due avvenimenti che hanno in Valtellina caratterizzato lo scorrere della estate 2005: si tratta della lapide-bassorilievo raffigurante il Papa Giovanni Paolo II collocata sul passo di Val Fontana nel gruppo del Pizzo Scalino (alcuni hanno anche proposto di mutare il nome geografico storico della Cima di Val Fontana in Cima Wojtyla) e della posa di una sorridente statua di Budda sulla cima del Pizzo Badile.
Il professor Annibale Salsa ha portato il contributo del punto di vista dell’antropologo inquadrando il tema nel processo di secolarizzazione e laicizzazione dell’Occidente e nella prospettiva di una crescente multireligiosità; il sacro fa parte integrante dell’esperienza dell’uomo “naturaliter religiosus”; è necessario però saper distinguere religiosità da religione, in quanto l’uomo, percependosi come autolimitato e sentendo il bisogno di relazionarsi con un ente o con una potenza superiore (cratofania), ha da sempre cercato un’ulteriorità di significati ed avvertito il bisogno costituzionale del sacro; l’uomo è naturalmente proiettato verso la religiosità, ma non necessariamente anche verso la religione.
La montagna è di per sé sacra e non ha bisogno né di simboli né di segni; i crocefissi lignei nei villaggi montani erano un’autentica espressione del vissuto delle genti; le croci sulle vette sono solo un’espressione di volontà di potere e di potenza, sono un modo per segnare il territorio, rappresentano un segno di dominio.
Don Augusto Bormolini, Parroco di Tresivio, ha esposto la visione della religione Cristiano Cattolica; ricordando il rapporto del Cristo con la montagna (discorso della montagna, monte Calvario, monte degli Ulivi) ha posto in evidenza come sul senso della Croce, che è un simbolo come la parola, si sia spesso equivocato; la croce di per sé è uno strumento di morte, un segno di morte e di pena come la ghigliottina; è il Cristo Crocefisso che da senso alla croce.
Ha richiamato l’attenzione sul fatto che i Cristiani dovrebbero sempre avere l’umiltà, bandendo l’arroganza, nell’usare la Croce come strumento per togliere le barriere fra gli uomini e fra gli uomini e Dio, come simbolo di potere, come affermazione, come espressione del “qui comandiamo noi”; anche oggi si assiste ad un rinnovo di anacronistici atteggiamenti da crociata che non tengono in conto che la situazione è radicalmente cambiata e che vi sono molte altre religioni e posizioni con le quali rapportarsi.
L’Imam Omar Benini, presidente del Centro Culturale Islamico di Sondrio, ha ricordato che la religione mussulmana è dopo l’Ebraismo ed il Cristianesimo la terza religione apparsa al mondo e che ha molti punti in comune con le altre religioni; nel Corano, dove si parla di tutto e si cita per ben quaranta volte la montagna, vi è la fede nel destino, bello o brutto che sia.
Il rapporto fra fede e montagna nell’Islamismo si legge nell’abitudine di Maometto di recarsi nelle grotte di montagna alla ricerca della realtà e del creatore dell’universo e del motivo della vita e della esistenza.
Nella cultura islamica le raffigurazioni di Dio e della figura umana sono proibite e quindi, a maggior ragione sulle montagne, i mussulmani non collocano né segni, né simboli del sacro.
Alessandro Tensin Villa ha portato il punto di vista della religione buddista ricordando che l’importante è non farsi abbagliare dalle cose materiali, dalle “cose prive di sé” e che bisogna sconfiggere il materialismo e cercare e trovare il “sé della montagna”.
Le montagne sono rispettate e sono considerate sacre proprio perché sono ambienti nei quali si possono imparare la pazienza e la meditazione; è necessario un atteggiamento di non attaccamento alla montagna, non possessivo nei confronti degli oggetti; sacro nel buddismo è ciò che “è in quel momento”; i tibetani considerano sacre le cose che hanno e gli oggetti di culto vengono conservati e ognuno li visita con una propria intima motivazione.
Il dottor Giorgio Villella ha esposto la posizione dell’Unione degli atei e agnostici razionalisti ponendo in evidenza il clima di strapotere clericale vigente in Italia e gli aspetti di anacronismo del clericalismo in un’epoca caratterizzata da un forte calo del tasso di religiosità; ha affermato che l’ateismo è sempre stato presente nella natura umana.
La Chiesa manifesta ancora posizioni di supremazia (i crocefissi nelle aule scolastiche ne sono un esempio) e crede che tutto le sia permesso, anche la posa di manufatti sulle montagne spesso in mancanza delle prescritte autorizzazioni edilizie e paesistiche.
La Croce viene usata come strumento di normalizzazione della natura e solo per segnare il territorio.
Il professor Ivan Fassin, cultore di etnografia, ha affermato che non si possano mettere in discussione i simboli ed i segni del sacro storicizzati dal passato; incisioni rupestri, cappelle, edicole, chiesette in ambito alpino, Vie Crucis e Sacri Monti, ma anche lapidi a ricordo di caduti, sono simboli di una reale presenza della religione cattolica sulle montagne.
La collocazione dei segni del sacro sulle cime si scontra anche con problemi di tutela del paesaggio. Rimane latente comunque una certa voglia di altri segni e di altra sacralità che si manifesta nel bisogno di trasportare simboli in un luogo per sacralizzarlo.
Differenze vanno quindi lette fra il senso autentico dei simboli della sacralità come espressioni di una religiosità vissuta sugli alpeggi e nei nuclei abitati delle valli, come ragioni di esistenza, come momenti di vita, e l’estraneità dei simboli sulle vette, dove non vi è mai stata vita vissuta, ma solo una saltuaria frequentazione turistica.
 
Le pubblicazioni 
La Fondazione ha anche operato nel campo dell’editoria di montagna curando una serie di pubblicazioni, spesso in collaborazione con la Sezione Valtellinese del CAI, fra le quali si ricordano: 
-“La Valmalenco”, Luigi Livieri, tipografia Bettini, Sondrio,1971 
-“Le Orobie Valtellinesi -Sentiero Bruno Credaro”, Carta escursionistica, A. Boscacci, L. Mottarella, tipografia Mevio, Sondrio,1982 
-“Vittorio Sella in Valtellina - 188586-87”, M. Pelosi, P. Racanicchi, tipografia Bettini, Sondrio,1992 
-“Identità e ruolo delle popolazioni alpine fra passato presente e futuro” Atti del convegno di studi, AA.VV., tipografia Bettini, Sondrio,1997 
-“Le architetture dell’anima -La montagna nell’arte”, Pietro Paci, tipografia Bettini, Sondrio, 2002 
-“L’immaginario alpino-esplorazioni nella letteratura d’ambiente montano” atti del Convegno sulla letteratura alpina, testi di S. Tirinzoni, I. Fassin, L. Zanzi, G. Langella, tipografia Bettini, Sondrio, 2003. 
Il testo, scritto da Luigi Livieri su “La Val Malenco”, è una delle prime descrizioni della valle nella quale sono tratteggiati tutti gli elementi utili ad una approfondita conoscenza del paesaggio e dell’ambiente: il nome, le vicende storiche, il rilievo, la geologia, i ghiacciai, i corsi d’acqua, i laghi, il clima, la flora e la fauna e gli itinerari; la pubblicazione è corredata di una carta geografico escursionistica e di una toccante “Memoria di Luigi Bombardieri”. 
Un commento merita l’iniziativa della Carta escursionistica delle “Orobie Valtellinesi “, perché questa fu l’occasione nella quale si individuò e si propose di segnare il sentiero che percorre in quota longitudinalmente tutta la catena delle Alpi Orobie dal Monte Legnone fino al Passo dell’Aprica; questo itinerario divenuto poi la “Gran Via delle Orobie Valtellinesi” aprì la strada alla valorizzazione escursionistica del nascente Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi, istituzione che fu fortemente voluta e promossa dal Club Alpino Italiano. 
Nell’anno internazionale delle montagne la Fondazione Luigi Bombardieri si era riproposta di dare un contributo al patrimonio della letteratura di montagna; scrivere e raccontare di montagna e di alpinismo è ancora un buon modo per riflettere e far riflettere sul significato culturale di una pratica che è ben di più di un semplice sport e di un fatto di muscoli e di tecniche. 
In questa allettante prospettiva si è andata a collocare l’iniziativa di pubblicare, raccolti in un unico volume, i saggi che Pietro Paci ha scritto con cadenza pressoché annuale per l’annuario della Sezione Valtellinese. 
Il testo di Pietro Paci “Le architetture dell’anima -La montagna nell’arte”, presentato con uno scritto di Grytzco Mascioni, ha riscosso un particolare successo editoriale per la varietà dei temi trattati e per l’originalità della cifra letteraria; l’autore nel suo libro, corredato da immagini e riproduzioni di buon livello, spazia nel mondo degli artisti, dei musicisti e dei letterati e del loro confrontarsi con le alpi, con la montagna, con l’ascensione.“. 
Le architetture dell’anima - La montagna nell’arte” propone incontri con scrittori e poeti come Thomas Mann, Robert Walzer, William Wordsworth, Nazim Hkmet, Antonia Pozzi, Marina Cvetaeva, Jack Kerouac, Dino Buzzati ed ancora con pittori quali Wlliam Turner, Giovanni Segantini, Caspar David Friedrich, Paolo Punzo, Angelo Vaninetti. 
Il libro è stato presentato in una apposita manifestazione che si è tenuta in Bormio il giorno10 maggio 2002 in occasione dell’Assemblea Generale dei Delegati del CAI; lo scrittore Grytzco Mascioni ha introdotto, con un poetico brano, la discussione nella quale sono intervenute molte personalità presenti fra i quali, Spiro Dalla Porta Xidias e Silvia Metzeltin. 
Il testo su “L’immaginario alpino” raccoglie le relazioni dell’omonimo convegno; nella presentazione il Presidente S. Tirinzoni sottolinea come in questa fase storica di transizione, in cui sembra che l’informatica e la comunicazione on-line stiano prendendo il sopravvento, rimanga sempre attuale e valida la forma di comunicazione affidata alla carta stampata; indagare il particolare aspetto dell’ ”immaginario alpino” non deve essere visto come un esercizio di pura speculazione che non trova fondamento nella realtà. 
L’immagine della montagna che ognuno di noi è andato costruendo nella propria mente è invece molto importante anche nel nostro concreto confronto con la frequentazione delle terre alte e con le aspettative che riponiamo nel vivere l’esperienza e l’emozione che il percorrere e l’ascendere le Alpi ci procurano. 
Il Professor Ivan Fassin, consigliere della Fondazione, tratteggia le finalità dell’iniziativa con riferimenti sociologici alle presenti trasformazioni, che vedono gli ultimi abitanti indigeni, rappresentanti di una società in riduzione o sparizione, mescolati e confusi con nuovi gruppi portatori di modelli dell’abitare e di nuove attività, connessi alla modernizzazione della montagna. 
Nel suo saggio, intitolato “il pensiero montano: un orizzonte simbolico”, il Professor Luigi Zanzi, pone in evidenza come l’immaginario alpino non sia riconducibile alla capacità fantastica del singolo, ma ad una dimensione sociale di memoria collettiva, alla memoria di ambiente. 
La storia insediativa delle terre alte è stata scritta da popolazioni che non erano di origine montanara, ma che venivano da altrove e che si sono fatti montanari scegliendo un modo di vivere difficile in un ambiente aspro; differente appare l’immaginario alpino nelle persone che vivono in montagna ed in quanti vivono altrove. 
Già in Tucidide si trova questa osservazione accanto alla constatazione che le terre di montagna erano le più povere e per questo quelle ancora disponibili. Zanzi tratta, con ampi riferimenti ad autori quali Thomas Barnet ed Edmund Burke, dei cambiamenti che l’immaginario montano ha subito nel corso dei secoli differentemente nelle menti di chi abita o non abita la montagna, fino ad analizzare l’attuale tendenza a vivere avventure individuali come evasioni dalla città. 
Nel corpo della letteratura e dell’espressione poetica si addentra il secondo scritto; il Professor Giuseppe Langella nel saggio intitolato “Esperienza dell’ambiente montano e immaginazione letteraria”, parte dalla constatazione che non vi è letteratura di montagna scritta da montanari prima del ‘900, per poi indagare la mitologia greca, il mito del buon selvaggio, il manzoniano Adelchi, gli idilli alpini di Carducci, il Carso di Scipio Slataper, il poema Die Alpen di Von Allen, i romanzi di Buzzati e Rigoni Stern. 
L’immaginario alpino è poi vagliato nel suo diverso farsi in testi come la Bibbia, nella Divina Commedia, nella Montagna Incantata di T. Mann, nel Così parlò Zaratustra di Nietzsche e nella Gerusalemme Liberata del Tasso. 
Importante fu anche il contributo che la Fondazione diede alla Sezione Valtellinese del CAI nel1987 per la ristampa anastatica de “La Guida alla Valtellina ed alle sue acque minerali” di Fabio Besta, nella versione dell’Agosto1884, che costituisce il primo testo fondamentale di descrizione geografica del territorio montano della Provincia di Sondrio. 

La collezione di minerali “Pepo Miotti” 
Per iniziativa dei collaboratori Prof. Fulvio Grazioli e Ing. Guiscardo Guicciardi e con appositi fondi erogati dal Consiglio fu costituita la importante collezione di minerali denominata “Miotti” che fu esposta per tanti anni in apposite teche collocate nella sede di Via Trieste 27. 
La collezione fu, nel 2002, conferita in comodato dalla Fondazione Bombardieri all’Istituto Valtellinese di Mineralogia “Fulvio Grazioli”, che l'ha ricatalogata ed esposta nella sede dell’Istituto, presso il Palazzo Martinengo in Sondrio, assieme alle altre collezioni di minerali di proprietà dell’Istituto stesso. 
La collezione “Pepo Miotti” è costituita da oltre 140 pezzi che documentano la grande varietà di minerali presenti in provincia ed in particolare nella vicina Valmalenco.


L’azione di sostegno economico 
La Fondazione ha, da sempre, svolto una attività di sostegno economico a varie realtà associative e scolastiche elargendo contributi finalizzati ad iniziative connesse alle idealità della Fondazione stessa. 
Il principale destinatario dei contributi è stato il Club Alpino Italiano ed in particolare la Sezione Valtellinese per le attività di Alpinismo giovanile, per l’Annuario, per l’acquisto di attrezzature come il proiettore, per il Concorso fotografico del 1990, per la manifestazione in occasione del 120° della fondazione della Sezione, per il famoso Rallye Scialpinstico del Bernina, per la Spedizione in Pakistan del 1990 e per la costruzione e manutenzione dei rifugi; in questo campo sono in particolare da citare la ristrutturazione del Rifugio al Painale, a ricordo di Bruno De Dosso che fu per tanti anni collaboratore della Fondazione e la ricostruzione del Rifugio Marco e Rosa De Marchi-Agostino Rocca al Bernina, per la quale opera la Fondazione ha anche dato un consistente sostegno finanziario alla Sezione nell’intento di rendere possibile la attuazione del progetto importante ed innovativo di modernizzazione del rifugio più alto delle Alpi Centrali. 
Il rifugio ha costituito la più importante ed emblematica iniziativa a livello regionale in occasione dell’anno internazionale delle montagne 
Destinatari di contributi sono anche risultati lo Sci CAI Sondrio, il Corpo Nazionale del Soccorso alpino, ed in particolare le unità cinofile del soccorso alpino, il Comitato per le onoranze in memoria di Bruno Credano; anche i cori di montagna sono stati assistiti: il Coro CAI Sondrio (si ricorda il Siro Mauro Memorial del 2004), il Coro CAI femminile ed il Coro alpino di Berbenno. 
Anche la Scuola di Alpinismo e scialpinismo del CAI, che è intitolata a Luigi Bombardieri e che ha svolto e continua a svolgere con grande capacità e professionalità il compito di avviare all’alpinismo tanti giovani, ha avuto sostegno economico. 
Inoltre, non sono mancate attenzioni dirette al mondo della scuola con contributi elargiti fra gli altri alla Direzione Didattica di Berbenno, al 3° circolo di Sondrio, alla Direzione Didattica di Ponte in Valtellina. 
Rendendosi interprete delle volontà di Bombardieri, tratteggiate nel suo primo testamento, la Fondazione ha con continuità, dal 1960 al 1978, corrisposto un contributo annuale alla Famiglia del Maggiore Pilota Secondino Pagano a sostegno dell’educazione dei figli. 

La mostra fotografica “Vittorio Sella in Valtellina 1885 - ’86 - ‘87” 
Nel febbraio 1989, per la cura di Mario Pelosi, si è tenuta la mostra delle fotografie di Vittorio Sella; sono state esposte 71 fotografie, delle quali 22 di montagne non valtellinesi (Gruppo del Monte Rosa, Gruppo dell’Adamello, Caucaso, Africa equatoriale, Karakorum, K2); l’iniziativa si è svolta in collaborazione con l’Istituto di fotografia alpina “Vittorio Sella” di Biella e con la Banca Popolare di Sondrio; alla inaugurazione ha presenziato una rappresentanza della Famiglia Sella presieduta da Ludovico Sella. 
Le fotografie di Vittorio Sella compongono il primo organico insieme di vedute delle nostre montagne, così come si presentavano sul finire dell’800, nel momento della fondazione del Club Alpino Italiano. 
Vittorio Sella appare come grande pioniere della scienza e della tecnica fotografica ed al tempo stesso come artista della paesaggistica alpina; le sue immagini trascendono il momento della pura testimonianza visuale, per concretarsi in vere e proprie composizioni nelle quali domina la ricerca di un equilibrio fra le masse ed i cromatismi dei caratteri del paesaggio delle Alte Alpi. 
Nelle sue foto si possono leggere le trasformazioni che il paesaggio delle Alpi Centrali ha subito nell’ultimo secolo; da un lato si continua a riconoscere, con senso di sicurezza, l’immutare della scultura geografica del territorio dei gruppi montuosi del Disgrazia, del Bernina, e dell’Ortles Cevedale; di contro non si può non stupirsi nel notare la vastità delle mutazioni dei caratteri degli stesi paesaggi: i ghiacciai con i loro sorprendenti ritiri, l’inesorabile lento processo di disgregazione delle creste, la vegetazione arborea allora quasi assente, i segni sempre più evidenti della presenza dell’uomo, con le sue attività, le sue “conquiste” anche alpinistiche. 
Le lastre originali sono state acquistate dalla Fondazione Sella ed ora sono parte del patrimonio della Fondazione; si è pubblicato il Catalogo nel febbraio 1989, con ristampa nel giugno 1992. 
La mostra dopo la prima esposizione in Sondrio è stata esposta in molte località della Provincia (Valfurva, Ponte in Valtellina, Livigno, Bormio, Lanzada) ed a Milano. 

Il film “L’incontro” 
La Fondazione Bombardieri ha avviato nel 2000 un programma di produzione di una serie di audiovisivi finalizzati a promuovere un avvicinamento dei giovani alla montagna ed all’alpinismo; rivolgersi ai giovani si sa oggi é difficile soprattutto se si propongono temi dimenticati dai media e spesso della stessa scuola. 
Per parlare loro del significato del percorrere l’ambiente delle terre alte, del confrontarsi con i problemi e le tecniche per ascenderle, del penetrare un paesaggio ricco di testimonianze e di incomparabili incontri con le forme più complesse della natura, si è deciso di ricorrere ai modi del comunicare ai quali i giovani sono avvezzi. 
Il ricorso alla “fiction”, cioè ad un filmato, che entro il racconto di una storia vissuta e recitata nasconde un messaggio, é apparso il mezzo più diretto e convincente. 
I temi che il programma voleva toccare erano svariati e spaziavano nella vasta area culturale che comprende l’alpinismo, i ghiacciai, gli ambienti sommitali, il bosco, la pastorizia alpina, il vigneto terrazzato, le acque, l’interno delle Alpi; per ognuno di questi aspetti del rapporto uomo - terre alte si voleva proporre una storia ed un filmato. 
La forma della “fiction” consente allo spettatore di immedesimarsi in un protagonista che vive delle sensazioni, scopre un mondo a lui prima ignoto ed é stimolato a conoscerlo. 
“L’incontro ” é il titolo del primo audiovisivo prodotto ed é appunto la scoperta del salire le montagne nel rapporto fra lo scalare i ieri e quello di oggi ed il dischiudersi del grande libro dell’alpinismo che, come ha detto M. Mila, é “un fatto di cultura” più che di muscoli. Per produrre un vero e proprio filmato serve professionalità e capacità innovativa. 
La Fondazione si è rivolta a Vittorio Moroni, questo giovane valtellinese che ha intrapreso la difficile carriera del regista cinematografico e fin dalla prima opera si é distinto ricevendo premi e menzioni a livello italiano ed internazionale. Si è voluto dare un’opportunità ad un giovane dei nostri di esprimersi e di parlare ai suoi coetanei con lo strumento delle immagini che raccontano. 
Scenario del filmato, sviluppato nella sceneggiatura e regia da Vittorio Moroni su una idea di Stefano Tirinzoni, sono la Valmasino ed il rifugio Allievi-Bonacossa; qui una giovane giornalista di città ha l’occasione di conoscere due guide alpine che rappresentano due epoche e due modi di fare alpinismo: Luca Maspes e Ugo Fiorelli. 
Col primo vive l’esperienza di una arrampicata libera su una placca di roccia, con pedule moschettoni, magnesite; col secondo si cimenta nella ascensione alla Cima di Castello ed impara a fare i conti con la quota, con la neve ed il ghiaccio, con i ramponi e si appaga della sensazione di raggiungere una vetta. 
L’incontro con l’alpinismo di ieri e quello di oggi è occasione per scoprire il mondo delle terre alte e l’ambiente alpino, con il loro portato di cultura, miti, comportamenti. Tanti gli spunti di riflessione che possono stimolare i giovani, con l’aiuto dei loro docenti, ad interessarsi alla montagna ed ai modi di percorrerla e viverla. 
Il filmato, che ha ottenuto il patrocinio della Presidenza Generale del CAI e che è stato trasmesso dalla Televisione della Svizzera Italiana ed è stato premiato al Festival del Cinema di Montagna di Trento per il rapporto musica-immagini, è stato distribuito a tutte le scuole della provincia di Sondrio. 
Importanti contributi all’iniziativa hanno dato la Provincia di Sondrio e la Banca Popolare di Sondrio. Purtroppo non si è registrata dal mondo della scuola, al quale era principalmente rivolta l’iniziativa, una risposta adeguata; poche sono state le scuole che hanno utilizzato il filmato per stimolare la discussione sul significato dell’alpinismo di ieri e di oggi e sul messaggio dei valori insiti nell’andar per monti. 
Perciò si è deciso di disporre una battuta d’arresto per questo programma, che si spera comunque possa trovare continuazione in futuro con formule e destinatari diversi. 

Il progetto del “Museo della montagna “di Sondrio 
Nel 2001 la Fondazione insieme alla Sezione Valtellinese del CAi ha elaborato un progetto per la costituzione in Sondrio di un “Museo della Montagna”. 
L’idea guida del progetto era quella di realizzare un “luogo” dove fosse possibile documentare l’attività alpinistica della provincia di Sondrio, seguirne l’evoluzione, dalla costituzione dell’originaria Sezione Valtellinese nel lontano 1872 sino ai giorni nostri, conservarne le “tracce” -fossero esse rappresentate da materiale fotografico, alpinistico, documentazione giornalistica o libraria -ricordare le figure dei grandi alpinisti valtellinesi, i personaggi benemeriti delle Sezioni e Sottosezioni C.A.I. provinciali. 
Si intendeva inoltre dar vita ad uno spazio che fosse centro di conoscenza, studio, diffusione della cultura legata all’ambiente montano ed alle forme di presenza e frequentazione dell’uomo nelle “terre alte”, di raccolta della documentazione concernente l’alpinismo sulle nostre montagne, le varie forme dell’utilizzo del territorio alpino e, più in generale, tutte le vicende culturali legate al mondo della montagna ed alla conservazione delle sue peculiarità. 
Si voleva quindi, proporre non uno spazio espositivo del tipo “tradizionale”, ma una struttura che, scevra da retorica, sentimentalismi e luoghi comuni, mostrasse il patrimonio culturale, storico, umano e naturale del mondo alpino passato e valorizzasse quello presente, con iniziative in continua evoluzione. 
Considerata la posizione geografica della città di Sondrio, adagiata nel cuore delle Alpi Centrali, il costituendo Museo avrebbe dovuto superare i confini delle valli dell’Adda e del Mera ed avere un respiro regionale, sì da divenire punto di riferimento per la cultura alpina del contesto geografico che ci circonda, riferimento che, in Lombardia, ancora non esiste. 
Lo spazio espositivo museale vero e proprio, dedicato al “ricordo”, sarebbe perciò stato affiancato da altra area destinata ad iniziative varie, più “dinamiche”, legate sempre alla divulgazione della conoscenza della montagna in ogni suo aspetto ed alla educazione ad un corretto rapporto con essa, dove si sarebbero tenute esposizioni temporanee, conferenze, proiezioni rendendo disponibile il materiale per la consultazione da parte degli utenti. 
Il Museo poteva essere ospitato nella storica e prestigiosa struttura del Palazzo Lavizzari in appositi spazi, di proprietà del BIM - Consorzio del Bacino Imbrifero dell’Adda, destinati dal Piano urbanistico del Centro Storico ad attività culturali. 
Il progetto prevedeva una articolazione in tre diverse sezioni: una del museo vero e proprio con la esposizione del materiale (già posseduto, o che sarebbe stato acquisito in futuro, con possibilità di rotazioni o sostituzioni) concernente la storia dell’alpinismo, le foto storiche, i personaggi ed i protagonisti della cultura alpina, l’ambiente montano e le aree protette; una seconda sezione destinata alle iniziative ed attività non permanenti, come esposizioni a tema ed a sala proiezioni o conferenze; ed una terza adibita a spazio informativo, segreteria e bookshop; le dotazioni di spazi erano completate da un area destinata al magazzino ed al laboratorio per gli allestimenti. 
Il progetto di gestione prevedeva il coinvolgimento di più Amministrazioni, Enti ed Associazioni che, riunite in associazione o consorzio, avrebbero partecipato attivamente alla vita e gestione del Museo, apportandovi il loro patrimonio di esperienza e conoscenza sul tema specifico. 
Purtroppo dopo una intensa fase di contatti con Enti locali ed Istituzioni (Comune di Sondrio, Amministrazione provinciale, BIM, Comunità montane, Parco delle Orobie Valtellinesi) che si erano dichiarati interessati all’iniziativa, nel 2005 si è dovuto prendere atto che non esistevano le condizioni di reale disponibilità ad assumersi l’impegno della realizzazione e della gestione e l’ambizioso quanto qualificante progetto ha dovuto essere accantonato; rimane nei promotori viva la speranza che possa essere in futuro ripreso. 

Il Corso “Conoscere il paesaggio” 
La Fondazione Luigi Bombardieri ha dedicato la sua attività dell’anno 2005 allo svolgimento del Corso per Docenti delle Scuole della Provincia di Sondrio sul tema “Conoscere il Paesaggio”; la Fondazione ha come sua missione quella di svolgere attività culturali per promuovere la conoscenza e la frequentazione della montagna da parte dei giovani; in questo senso un’iniziativa che veda come tema la “conoscenza del paesaggio” intesa come saper leggere il nostro paesaggio, non “il paesaggio in genere”, capirne le ragioni storiche e di costruzione, individuarne i caratteri peculiari e rari, riconoscerne i valori anche economici, comprenderne le capacità di trasformazione compatibile, s’inquadra in un modo moderno di interpretare il fine della Fondazione. 
Lo scopo del corso è andato ben al di là del dare ai docenti delle scuole gli strumenti per imparare a conoscere il paesaggio e ad individuarne i valori; lo scopo ultimo è stato quello di promuovere nelle nostre scuole di ogni ordine e grado la attivazione di laboratori didattici sul paesaggio che coinvolgano i giovani, che interessino i nostri ragazzi. 
I giovani oggi sono studenti, ma domani saranno cittadini, elettori, imprenditori, amministratori; se avranno maturato fin da giovani una personale coscienza del valore dei loro paesaggi diventeranno in futuro convinti e motivati attori della loro reale tutela. 
Il corso, che è stato possibile grazie alla qualificata collaborazione della Fondazione Credito Valtellinese che ha creduto in questa iniziativa, ha incontrato un grande interesse nel corpo docente delle scuole di ogni ordine e grado sia della Provincia di Sondrio sia di Colico; si sono registrate ben 143 iscrizioni e la partecipazione media alle lezioni è stata di circa 120 docenti. 
Il programma delle lezioni si è svolto con questo programma:

- Presentazione del corso (Architetto Stefano Tirinzoni, coordinatore);
- Senso e identità del paesaggio (Professoressa Luisa Bonesio);
- La geomorfologia: cartografie e rappresentazioni (Dottor Geologo Maurizio Azzola);
- I Ghiacciai (Professor Luca Bonardi - Servizio Glaciologico Lombardo);
- La vegetazione: un percorso dal fondovalle agli alpeggi (Dottoressa Maria Grazia Cicardi);
- I cambiamenti del paesaggio vegetale (Professor Augusto Pirola);
- Le acque ed il loro uso sostenibile (Ingegner Felice Mandelli - Dottoressa Anna Ninatti - Regione Lombardia - Sede di Sondrio);
- La formazione dei caratteri storici del paesaggio valtellinese (Dottor Diego Zoia);
- Il terrazzamento e la cultura della vite (Dottor Sandro Faccinelli - Provinea, Dottor Guido Bulgarelli - Consorzio Tutela Vini Valtellina);
- Estetica del paesaggio valtellinese; elementi di paesistica (Architetto Stefano Tirinzoni);
- I segni dell’uomo: i principali sistemi del paesaggio costruito (Architetto Dario Benetti); 
- Il paesaggio valtellinese nella letteratura (Professor Ivan Fassin).

  Alle lezioni sono seguiti tre “Laboratori didattici sul paesaggio” a cura del Dott. Riccardo Canova e della Dott.ssa Pia Antonini. 

Il Corso si è completato con due escursioni guidate in ambiti paesaggistici particolarmente significativi: una nella zona del vigneto terrazzato con visita al Castel Grumello e ad una vigna (dove si è svolto l’incontro con il noto vignaiolo ed alpinista Franco Gugiatti) e la seconda in Valmalenco con visita prima alle cave e ad un laboratorio di produzione di serpentino e di “piode”, poi sul balcone di S Elisabetta di Caspoggio ed infine all’antico nucleo di Scilironi. 
Al termine del corso si è svolta una riunione valutativa con tutti i partecipanti nel corso della quale sono stati consegnati gli ottantacinque diplomi di partecipazione. 
Nella stessa occasione, e quindi in tempo reale, i docenti hanno avuto in omaggio un CD rom con tutti i testi delle lezioni, tutti i power point e le immagini fotografiche utilizzate nelle lezioni; la documentazione è quindi stata messa immediatamente a disposizione dei docenti per il suo utilizzo nella preparazione di laboratori ed iniziative didattiche nella varie scuole. 
L’interesse suscitato dal corso ha indotto alla iniziativa editoriale di pubblicare, opportunamente adattati, i testi delle varie lezioni tenute dai docenti con un basilare corredo di immagini. 
Del compito editoriale si è fatta carico la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese nell’ambito della sua collana “I temi”; il testo costituisce il primo organico ed interdisciplinare strumento di lettura del paesaggio valtellinese, al quale la Fondazione Bombardieri ha dato il suo contributo di ideazione e conoscenza. 

Il Concorso “Fai conoscere il tuo paesaggio” 
La tematica del paesaggio ha trovato continuazione con un concorso che è stato bandito nella primavera del 2006; il concorso, aperto agli allievi delle scuole della Provincia di Sondrio, grazie alla collaborazione della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese e della SEV Società Economica Valtellinese, si è rivolto alle scuole elementari, medie e superiori, nell’intento di stimolare esercitazioni e laboratori di lettura e conoscenza di brani del paesaggio Valtellinese e Valchiavennasco e di proporre nuove ed originali modalità di presentazione e promozione di itinerari tematici per l’escursionismo; il fine è stato anche quello di sensibilizzare i giovani a saper riconoscere il valore del paesaggio e quindi a divenire attivi e motivati sostenitori della sua conservazione anche come memoria e segno della loro identità. 
In particolare il concorso ha inteso perseguire gli obiettivi di: 
Individuare un brano di paesaggio significativo che preferibilmente si sviluppi lungo un itinerario percorribile a piedi. 
Operare una completa ed originale lettura dei principali componenti del paesaggio considerato (geo-morfologia, vegetazione, colture agro-silvo-pastorali, lavoro e segni dell’uomo, storia, etnografia, caratteri estetici, beni culturali, elementi di criticità, ecc.).
Produrre elaborati che perseguano anche l’obbiettivo di comunicare i tematismi propri dell’itinerario ed i valori del paesaggio considerato e ne promuovano la conoscenza e la fruizione da parte di un più vasta parte della popolazione e dei potenziali turisti. 
Si è registrata una ottima partecipazione con 15 classi delle Scuole Elementari (con 7 elaborati), 16 classi delle Scuole Medie (con 11 elaborati) e 3 classi degli Istituti superiori (con due elaborati); in complesso hanno partecipato all’iniziativa ben 600 alunni, coordinati da 63 docenti, che hanno presentato elaborati, sia cartacei, sia informatici, di grande interesse ed affrontato un ventaglio di tematiche vasto e stimolante. 
Gli alunni hanno inoltre coinvolto molte famiglie, realizzato interviste, ottenuto la collaborazione di Enti ed Istituzioni aprendo la loro esperienza di conoscenza, sensibilizzazione e valorizzazione del paesaggio alla società civile. 
Sono risultati vincenti: “Tra Baruffini e Roncaiola, alla ricerca del sentiero perduto” della 2° A e B del Circolo Didattico di Tirano, “La Pisalocca; una cascata sul Davaglione” della 1° A della Scuola Media Ligari di Sondrio, “Tracce della grande guerra” della 3° C dell’Istituto comprensivo di Ardenno, e “Uno sguardo di ieri sul nostro territorio” della 4° C e D del Liceo Scientifico “Donegani” di Sondrio. 
Alle classi vincenti è stata come premio offerta l’esperienza di una escursione guidata in montagna con pernottamento in un rifugio alpino.

 

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