La vita

lbLuigi Bombardieri nasce a Milano il 10 giugno 1900. Si diploma ragioniere e svolge la sua attività lavorativa dal 1921 presso la Banca d’Italia sede di Sondrio e, dal 1923, presso la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, filiale di Sondrio. 
Nel 1934 diventa capo filiale e nel 1948, direttore di filiale, sempre a Sondrio. All’interno della banca ricopre anche altri incarichi di prestigio. 
Dal 1930 pubblica alcuni articoli e relazioni di carattere turistico e alpinistico sul giornale “La Valtellina” e su “La rivista mensile del CAI”. 
Nel 1946 è consigliere della “Pro Mutis” e, sempre nello stesso anno, rappresenta il Comitato di Liberazione Nazionale nel costituendo consiglio di amministrazione dell’Ente Provinciale del Turismo. 
Nel 1951 è membro della consulta economica provinciale presso la Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Sondrio. Muore il 28 aprile 1957 per la caduta dell’elicottero, pilotato dal Maggiore Secondo Pagano, mentre si recava alla Capanna Marinelli, a causa dell’urto con il cavo della teleferica. 
Fu consigliere della Sezione Valtellinese del CAI dal 1924. Vicepresidente dal 1933 e presidente dal 1937 al 1946, rimase poi nel consiglio e si prese a cuore in particolare l’ampliamento della capanna Marinelli, che dopo la sua morte venne intestata anche a suo nome. 
Svolse la sua attività alpinistica più impegnativa nel periodo dal 1923 al 1938. 
Fu uno degli alpinisti valtellinesi più rappresentativi della sua epoca e fu ammesso tra gli Accademici del C.A.I. con Alfredo Corti. 
Il suo nome è legato, anche per stretti vincoli di amicizia, con quello della Guida Alpina Cesare Folatti (detto Piz) con il quale fece le salite più importanti. 
Fu un antesignano della scuola di alpinismo e di sci alpinismo e alla sua morte, per sua volontà testamentaria, venne istituita la “Fondazione L. Bombardieri” con una “sezione educativa” per sostenere l’apprendimento della conoscenza dell’ambiente delle nostre montagne, quindi anche la scuola di alpinismo e ogni iniziativa didattica indirizzata allo scopo da lui indicato. 
Il suo nome è legato soprattutto alla prima ascensione di quello che verrà chiamato “Canalone Folatti”. Così lui stesso scrive: “Addì 21 luglio 1933, XI, le guide Folatti e Mitta, zavorrate dal sottoscritto, hanno compiuto la prima ascensione al Colle d’Argient dello Scerscen Superiore per il canalone di ghiaccio...”. 
L’impresa era stata tentata poco tempo prima dalla cordata Alfredo Corti, Peppo Fojanini e il cap. Sora, che dovettero rinunciare per le scariche di ghiaccio.


Principale attività alpinistica
 

1923 Via Baroni al M. Disgrazia, con L. Mambretti e Giudice;

1927 Spigolo Nord della Cima di Caspoggio, con A. Pansera e C. Tiengo;

1932 Pizzo Cassandra per cresta NE, 2a salita; Traversata completa delle Cime di Musella; Traversata della Cresta Guzza da E a O, con Cesare Folatti; Traversata Roseg-Scerscen-Bernina, con C. Folatti, 1a italiana, Parete Nord del M. Cristallo, con C. Folatti, 1a salita;
 
1933 Canalone Folatti, con C. Folatti e Peppino Mitta, la salita; Parete Nord del Piz Tukett, con C. Folatti, 2a salita;

1934 Spigolo Nord del Pizzo Trafoi; 1935 Cresta Guzza parete Nord, con C. Folatti, la italiana; Parete Nord del P. Tresero, con C. Folatti, 2a salita; 1936 Parete Nord del S. Matteo, con C. Folatti, 1a italiana;
 
1937 Prima discesa del Canalone Nord della Forcola di Bellavista alla Vedretta di Pers, con Cesare Folatti. Il canalone era stato percorso in salita quindici giorni prima da alcuni svizzeri “con difficoltà molto inferiori”;

1938 Parete Nord del Pizzo Verona, sempre con C. Folatti, 1a salita.

Compì inoltre altre traversate impegnative e salite nelle Retiche e nelle Orobie con un paio di puntate nelle Dolomiti e nella zona del Cervino. 
Inventò nel 1935 l’arpione Roseg: chiodo semi tubolare da ghiaccio prima, poi, il definitivo, tubolare con feritoie, leggerissimo, secondo un principio su cui sono basati molti chiodi successivi e seguito ancora oggi. 
L’arpione trovò poi un’applicazione nel doppio arpione Roseg, adatto per la sua affidabilità e sicurezza soprattutto nelle soste.


Gli scritti

 


La citazione, riassunto del suo testamento spirituale

La montagna è scuola di carattere, onestà, solidarietà umana e amore per la natura

Sono le parole di Luigi Bombardieri, e questa frase sarà riportata sulle nuove tessere del Club Alpino Italiano. La notizia è stata data il 26 aprile 2020, dal Presidente Generale del CAI, Vincenzo Torti, durante la conversazione su Instagram con l’alpinista valdostano Hervé Barmasse.

Di seguito alcuni articoli pubblicati sulla citazione di Bombardieri.

 

La tomba

Nel 2012, su iniziativa del Triumviro Benedetto Abbiati, sono stati eseguiti importanti lavori di restauro sui graffiti presenti nella cappella della Famiglia Bombardieri, dove è sepolto Luigi.

La cappella è ubicata nell'estremità Nord-Est del Cimitero di Sondrio.

Tomba

 

Il Monumento dedicato a Luigi Bombardieri e Secondo Pagano

In Valtellina non si era mai visto un elicottero (forse una volta, uno dell'esercito, di stanza a Bolzano). Nei giorni precedenti alla tragedia, dal 12 al 27 aprile, l'elicottero "Samba 23", pilotato dal Maggiore "Secondino" Pagano aveva compiuto una serie di voli dimostrativi alla Fiera di Milano. Anziché tornare alla base di Frosinone si decise di sperimentarne l'uso in montagna per operazioni di soccorso. Meta la Capanna Marinelli, quota 2813 metri.
Aderì entusiasticamente Luigi Bombardieri, Accademico del CAI, personaggio di primissimo piano.

Alla Marinelli, però non arrivarono mai. Il rotore dell'elicottero si impigliò nel cavo della teleferica (oggi non c'è più) che andava dal Monumento degli Alpini alla Capanna.

Nell'ampio vallone di Scerscen, proprio sotto il rifugio Marinelli-Bombardieri, laddove sono i resti dell'elicottero, l'anno successivo al tragico incidente fu realizzato un piccolo ma significativo monumento e lì apposta una targa, a ricordo dei due scomparsi, che riporta la seguente citazione:

AFFRATELLATI NEL GIOIOSO "SIAM GIUNTI"
CHE SALUTA LE METE PIU' CARE

IL SOCIO BENEMERITO LUIGI BOMBARDIERI
IL MAGGIORE PILOTA SECONDO PAGANO
CADDERO SU QUESTO GHIACCIAIO
VOLGENDO IL VOLO
OLTRE I CONFINI DELLE NOSTRE AURORE

28 APRILE 1957

LA SEZIONE VALTELLINESE DEL CAI
 

Targa


Foto di Mauro Lanfranchi


Il Maggiore Secondino Pagano

Compagno di Luigi Bombardieri, nell'ultimo tragico viaggio in elicottero, fu il pilota, Maggiore Secondino Pagano.