La Montagna al cinema


Iniziativa del : 3-10-17/02/2022


LA MONTAGNA AL CINEMA


Biglietto unico 5€ – abbonamento 3 film “La montagna al cinema” 10€


Il 18 agosto 2022 la Sezione Valtellinese del C.A.I. - che fu la prima in Lombardia e la decima in Italia dopo la nascita, nel 1963, del Club Alpino - compie 150 anni e durante l’anno vi saranno più occasioni per ricordare questo importate traguardo.

Apre i festeggiamenti il Cinema Excelsior - con il patrocinio della Sezione, della Fondazione Luigi Bombardieri e del Panathlon Club Sondrio – proponendo il ciclo La Montagna al Cinema, una breve rassegna di film - proiettati al Trento Film Festival - tra i migliori del settore degli ultimi anni, per la bravura dei registi (due polacchi e uno spagnolo, tutti alpinisti), e la qualità delle immagini.

Le proiezioni saranno tre, il 3, 10 e 17 di febbraio, sempre alle ore 21:00.

Il 3 febbraio si inizia con The last mountain, di Dariusz Załuski, cimentatosi anche  sugli ottomila che ha raggiunto sette volte, compresi una volta il K2 e due l’Everest, e che ha partecipato a numerose spedizioni invernali ed è autore di vari documentari pluripremiati.

Si tratta del film sul tentativo di prima invernale al K2 (8.611 m.) compiuto nel 2018 da una spedizione polacca, che annoverava tra i suoi componenti alcuni dei grandi dell’alpinismo mondiale, Krzysztof Wielicki, Adam Bielecki e Denis Urubko, e i suoi retroscena.

Il K2, è la seconda vetta più alta al mondo ed è situata nel gruppo del Karakorum appartenente alla catena dell'Himalaya. All’epoca della spedizione nessuno aveva ancora tentato una salita invernale e il film documenta le fatiche, la passione e anche il carattere dei protagonisti, oltre a un episodio di vero altruismo tra alpinisti, che lasciamo al film di svelare.

A seguire, il 10 febbraio, sarà proiettato The naked mountain del regista Alex Txikon, alpinista basco, anch’egli himalaysta di classe, con al suo attivo ben undici salite agli 8000, che si cimenta nel 2016 nel tentativo della prima invernale al Nanga Parbat (8125 m.), sotto lo sguardo dei suoi “Guardiani”.

Anche in questo caso uno dei protagonisti del film è uno splendido e difficilissimo leggendario gigante che domina il Gilgit-Baltistan pakistano accanto alla catena del Karakorum, isolato a ovest di tutti gli altri 8000 - il Nanga Parvata, la Montagna nuda dal sanscrito, in lingua Urdu, il Diamer, Re delle Montagne, per gli abitanti della regione, e la Montagna del diavolo, invece, per gli Sherpa. Con Txicon c’è il pakistano Ali Sadpara e a loro si aggregheranno anche gli italiani Simone Moro e Tamara Lunger.

Molti erano stati i tentativi precedenti, con esiti tragici, e Txicon affronta l’impresa, come lui stesso dice "prima con la testa e poi con il cuore", e il film è raccontato con l’atmosfera e lo spirito dei manga di Jiro Taniguchi.

Chiuderà la rassegna, il 17 febbraio, l’interessante e delicato The wall of shadow, della regista alpinista Eliza Kubarska, che propone una riflessione sul conflitto interno che gli Sherpa portatori vivono, combattuti come sono tra la necessità di dare un futuro migliore ai propri figli, e quella di rispettare il loro credo religioso e non violare le montagne sacre, come il Kumbhakarna nel Nepal orientale, dove la spedizione del filmato è diretta, monte che, al contrario di altre cime ormai violate da molto tempo da molti alpinisti,  è ancora sacro.

Un argomento di nicchia e poco trattato, che la Sezione Valtellinese aveva approcciato nel 2007, in una serata della Sfinge Alpina con protagonisti il grande alpinista Karl Unterkircher - che aveva presentato il filmato The Secret Of Genyen di Armin Widmann sulla prima salita della parete nord del sacro Monte Genyen (Sichuan - Cina) da molti criticata - e Maria Luisa Nodari, allora dottoranda in antropologia all’Università di Cambridge e ricercatrice del Comitato Ev-K²-CNR, intervenuta  sul tema Tibet, montagne sacre ed alpinismo.

La regista nel film coglie quindi un lato inusuale della spedizione, poiché dà spazio alle perplessità, alle remore, della famiglia di Sherpa che la dovrebbe accompagnare al campo base.

La coppia, che vive con i figli lontana giorni e giorni di duro cammino dalla carrozzabile, schiacciata da una terribile mancanza di chances - che in altre vallate nepalesi ha spinto molti Sherpa a travolgere la sacralità delle montagne - e combattuta tra l’approfittare dell’opportunità o lasciarla andare, si confronta sulle proprie convinzioni, sui desideri e le speranze, per sé e soprattutto per i propri figli, e anche su quel che pensano degli alpinisti e di quello che portano con sé percorrendo le loro vallate.

Ma “Dio capirà”, anche se la montagna, considerata più impegnativa dell’Everest, nel tentativo di preservare il suo sacro isolamento, frapporrà ostacoli non facili lungo il cammino.

Una curiosità: nella serata del 3 febbraio sarà in sala anche Alberto Valtellina, regista anch’egli, e autore di un film che sta per uscire dal titolo La bicicletta e il Badile, che rievoca la mitica impresa di Herman Buhl che nel 1952, partendo in bicicletta da Innsbruck, salì in solitaria la via Cassin sulla Nord-Est del Badile.

Dopo le tre proiezioni, ci sarà una sorpresa, con il prolungamento della rassegna e la presentazione, il 24 febbraio 2022, di un nuovo film, appena ultimato, del regista Mirko Sotgiu dal titolo Von Scerscen sull’episodio accaduto pochi anni orsono sul ghiacciaio di Scerscen superiore con il ritrovamento del cadavere di un alpinista e le indagini di Massimo Vener volte a stabilirne l’identità.

Lucia Foppoli