L’immaginario alpino-esplorazioni nella letteratura d’ambiente montano”.
Atti del Convegno sulla letteratura alpina, testi di Stefano Tirinzoni, Ivan Fassin, Luigi Zanzi, Giuseppe Langella, tipografia Bettini, Sondrio, 2003.

Il testo su “L’immaginario alpino” raccoglie le relazioni dell’omonimo convegno; nella presentazione il Presidente Stefano Tirinzoni sottolinea come in questa fase storica di transizione, in cui sembra che l’informatica e la comunicazione on-line stiano prendendo il sopravvento, rimanga sempre attuale e valida la forma di comunicazione affidata alla carta stampata;indagare il particolare aspetto dell’ ”immaginario alpino” non deve essere visto come un esercizio di pura speculazione che non trova fondamento nella realtà. L’immagine della montagna che ognuno di noi è andato costruendo nella propria mente è invece molto importante anche nel nostro concreto confronto con la frequentazione delle terre alte e con le aspettative che riponiamo nel vivere l’esperienza e l’emozione che il percorrere e l’ascendere le Alpi ci procurano.
Il Professor Ivan Fassin, consigliere della Fondazione, tratteggia le finalità dell’iniziativa con riferimenti sociologici alle presenti trasformazioni, che vedono gli ultimi abitanti indigeni, rappresentanti di una società in riduzione o sparizione, mescolati e confusi con nuovi gruppi portatori di modelli dell’abitare e di nuove attività, connessi alla modernizzazione della montagna.
Nel suo saggio, intitolato “il pensiero montano: un orizzonte simbolico”, il Professor Luigi Zanzi, pone in evidenza come l’immaginario alpino non sia riconducibile alla capacità fantastica del singolo, ma ad una dimensione sociale di memoria collettiva, alla memoria di ambiente.La storia insediativa delle terre alte è stata scritta da popolazioni che non erano di origine montanara, ma che venivano da altrove e che si sono fatti montanari scegliendo un modo di vivere difficile in un ambiente aspro; differente appare l’immaginario alpino nelle persone che vivono in montagna ed in quanti vivono altrove.Già in Tucidide si trova questa osservazione accanto alla constatazione che le terre di montagna erano le più povere e per questo quelle ancora disponibili. Zanzi tratta, con ampi riferimenti ad autori quali Thomas Barnet ed Edmund Burke, dei cambiamenti che l’immaginario montano ha subito nel corso dei secoli differentemente nelle menti di chi abita o non abita la montagna, fino ad analizzare l’attuale tendenza a vivere avventure individuali come evasioni dalla città.
Nel corpo della letteratura e dell’espressione poetica si addentra il secondo scritto; il Professor Giuseppe Langella nel saggio intitolato “Esperienza dell’ambiente montano e immaginazione letteraria”, parte dalla constatazione che non vi è letteratura di montagna scritta da montanari prima del ‘900, per poi indagare la mitologia greca, il mito del buon selvaggio, il manzoniano Adelchi, gli idilli alpini di Carducci, il Carso di Scipio Slataper, il poema Die Alpen di Von Allen, i romanzi di Buzzati e Rigoni Stern. L’immaginario alpino è poi vagliato nel suo diverso farsi in testi come la Bibbia, nella Divina Commedia, nella Montagna Incantata di Tomas Mann, nel Così parlò Zaratustra di Nietzsche e nella Gerusalemme Liberata del Tasso.

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